L’angolo della Legalità inaugurato nella biblioteca della scuola secondaria “G. Mazzini”

di Malak Es Sabahi e Marwa Adnani

22/5/2021

“La mafia non si combatte con la pistola ma con la cultura“, dice in una sua celebre affermazione, Felicia Impastato, mamma di Peppino. La cultura ha il potere di definire l’identità di una società, permette alle persone di dare un senso alla propria vita. “Conoscere per sconfiggere” è la filosofia di tutte le associazioni ed organizzazioni contro le mafie. Per seguire questa indicazione, la nostra scuola secondaria di primo grado “G. Mazzini” ha creato un angolo della legalità nella sua biblioteca. Il giorno 22 maggio 2021 abbiamo partecipato alla sua inaugurazione. 

Erano presenti: il sindaco Lucia Fontana, gli assessori all’istruzione Federica Ferrari, alle politiche giovanili Elena Galli, alla cultura Guendalina Cesario, i rappresentanti dell’associazione Libera Antonella Liotti e Lorenzo Piva, il libraio di Castel San Giovanni, Nicola Maserati, la preside Maria Cristina Angeleri, la vice preside Barbara Scotti e gli alunni della classe 1ªA con i loro professori Antoniotti, Guerra, Imperato. 

E’ stata fatta una introduzione della prof. Antoniotti che ha spiegato che è stato possibile creare l’angolo della Legalità grazie ad un finanziamento del Ministero dell’Istruzione che ha previsto, oltre all’acquisto di libri e arredi, anche la realizzazione di laboratori sulla legalità nelle classi primarie e secondarie dell’istituto, in collaborazione con l’associazione Libera di Piacenza. Una classe ha inoltre potuto sperimentare un laboratorio all’interno alla nostra Web Radio ICCC, con il giornalista Federico Lacche di Libera Radio. Quindi la parola è passata ai ragazzi.

La classe prima A ha lavorato sul tema della comunicazione, sull’uso positivo delle parole che possono essere perle ma anche sassi, colpire e fare molto male. Il loro obiettivo era sensibilizzare contro la violenza verbale. I ragazzi hanno scritto dei testi poetici ispirandosi alla “Filastrocca delle parole” di Gianni Rodari, poi li hanno uniti e hanno formato un testo unico che poi hanno trasformato in una canzone rap intitolata “Le parole sono perle”.

Successivamente hanno letto i principi da rispettare per una comunicazione positiva, prendendoli dal “Manifesto della comunicazione non ostile”. Si sono alzati a coppie, uno dei due leggeva e l’altro appendeva un foglio con scritta la regola della comunicazione non ostile sulla lavagna.

In seguito il sindaco ha fatto un piccolo discorso e ha ricordato che il giorno successivo all’inaugurazione sarebbe stato l’anniversario della strage di Capaci, dove morì Falcone. Inoltre ci ha parlato dei libri, dicendo una frase che ci ha colpito molto, ossia: “i libri sono gemme preziose “. Questa metafora ci è piaciuta perché è la descrizione dei libri, infatti sono dei mezzi fondamentali per diffondere il sapere, le storie e le emozioni; nonostante ora ci sia la tecnologia i libri sono insostituibili, contengono informazioni elaborate e sicure mentre su internet non tutto è vero, quindi i libri sono “unici” e insostituibili.

La preside Angeleri e la referente dell’Associazione Libera, Liotti, hanno ribadito la fortuna che abbiamo perché possiamo studiare in una scuola accogliente e con tanti stimoli, attenta alla nostra crescita.

L’angolo della Legalità è stato abbellito da un murales realizzato dalla prof. Elisabetta Saiani che ha dipinto un volo di rondini ispirandosi al nome dell’associazione “Libera”.

The Erasmus+ group meets… Harry Potter!

A magical interview with the famous wizard

by Alice Bollani

11/5/2021

On the 11th of May 2021 the student of the Erasmus+ project “Human Rights – Hidden Figures” got the chance to meet nothing less than the famous wizard Harry Potter! He was in Hogwards, in the Griffyndor common room getting ready for a charms exam. He told us about his story from when he was a baby. He spoke about his friends with whom he lived many adventures and about his enemy, lord Voldemort. The students of the Erasmus+ project asked Harry some questions.

Q: Would you have liked to be a normal guy?

A: I have a lot of friends here and I don’t want to change them, just like I don’t want to change my life at Hogwarts. Besides, if I were a “normal guy” I wouldn’t be able to experience these adventures

Q: What languages do you study at Hogwarts?

A: We don’t actually study any languages but I think we should get to know some magical languages such as goblin, mermaid and troll languages that are very difficult, but also some non-magical languages.

Q: What’s your favorite subject at Hogwarts?

A: Defence against the dark arts is my favorite subject. In this class you learn magic that helps you in dangerous situations, especially against dark wizards 

Q: What’your favorite spell?

A: It’s “Expelliarmus!” that can disarm your opponent

Q: Do you make fun of your teachers in Hogwarts?

A: Sometimes, but in an affectionate way…

Q: When you broke the rules did you have a purpose?

A: Yes, one time I was caught when I was walking in the corridors at night with my friends, we were getting rid of an illegal dragon that Hagrid had. Still I have an invisibility cloak and now I can go everywhere without being seen.

Q: Have you ever been afraid?

A: I’ve been afraid for my friends and for me because of Lord Voldemort who was becoming very powerful when he regained his body and powers.

Q: How did you overcome your fear?

A: I did it with my fiends and with my family. My best friends helped me, even my teachers, especially Professor 

Dumbledore. Keep your friends and family close.

Q: What do you think of the distinction between people who are pureblood, mudblood and muggle born?

A: In the magic world there is a racial problem where pureblood families look down on the ones that aren’t. This is horrible, I think that people have the same rights, and magical creatures as well. We have a problem just like in the human world. I know that in your school you are studying about human rights, I think it’s brilliant. 

Q: What are your plans for the future?

A: My teacher, Professor McGonagall is a very tough teacher and when she asked me what I wanted to do I was unsure but I think I want to become an Auror, which is like wizard police but against dark magic wizards. 

Q: Who’s your favourite teacher and why?

A: My favorite teacher is Professor Lupin, he taught me defence against the dark arts, he is a great teacher and he even taught me the “Patronus”spell. To do it you have to think about the happiest moment in your life and say: “Expecto Patronus”! My patronus is a stag, it represents my father. 

Q: Did you have online classes at Hogwarts during the lockdown?

A: At Hogwarts we haven’t had a lockdown yet and so we haven’t had online classes because the virus hasn’t spread around too much but I heard that you have a vaccine now.

Thank you Harry Potter for your time and for your message to everybody: focus on positivity and look after yourself!

Recensione del film: “L’uomo bicentenario”

di Andrea Gazzola

5/5/2021

In classe, come introduzione al racconto fantascientifico, abbiamo visto il film “L’uomo bicentenario”, diretto da Chris Columbus e basato sull’omonimo racconto di Isaac Asimov. La storia è ambientata in un mondo del futuro, in cui l’umanità sfrutta la robotica per ottenere prodotti in grado di sostituirla nei lavori più faticosi e difficili. Questo film parla di un robot positronico, testimone per duecento anni dello sviluppo umano, e della sua evoluzione psicologica e sentimentale. “Cosa assurda”, penserete. Un robot con dei sentimenti?

Questo robot viene comprato dalla famiglia Martin, di cui diventa parte. La figlia più piccola di Gerald Martin (colui che aveva commissionato il robot) lo battezza con il nome di Andrew.

Inizialmente sembra un robot come tutti gli altri, ma un giorno inizia a mostrare doti artistiche e intellettuali estranee ai robot del suo genere. Soprattutto inizia a scolpire pezzi di legno per fare regali e rendere contenta la Piccola Miss (il soprannome che Andrew dà ad Amanda Martin, la figlia più piccola). L’affetto che Amanda nutre per Andrew la spinge a convincere il padre affinché assicuri ad Andrew una vendita e un guadagno dal legno da lui modificato ed elaborato. Un robot con un conto in banca è solo la prima delle stranezze che caratterizzeranno Andrew; Andrew dimostra ben presto di possedere emozioni e reazioni del tutto inaspettate per un robot.

Accortosi della singolarità del robot, il signor Martin lo porta alla sede della Robotics, dove il Direttore, dopo essere stato messo al corrente della sua particolarità, pensa ad un’anomalia della rete positronica ed è pronto a risarcire il cliente con un nuovo robot, ma il signor Martin si oppone, poiché ritiene che Andrew sia un esemplare unico nel suo genere e non sopporta che venga dissezionato, quindi lo riporta a casa e gli comunica che d’ora in poi sarebbe stato un robot libero, ma pur sempre un componente della famiglia Martin. Andrew quindi parte per trovare un robot come lui.

Ma il viaggio di Andrew, durato quasi vent’anni, non sembra portare a risultati concreti. Raggiunta San Francisco, Andrew trova Galatea, una variante femmina, appartenente ad un tecnico di robot chiamato Rupert Burns, che sperimenta nuove interfacce donando ai robot più personalità. Inizialmente Andrew è eccitato dall’idea di aver incontrato un robot come lui ma presto resta deluso quando scopre che Galatea, a differenza sua, ha una personalità artificiale dovuta ad un microchip apposito. Burns però lo distrae raccontandogli di come fosse il proprio padre il tecnico che aveva sviluppato la tecnologia che ha reso Andrew capace di mimare le espressioni facciali e ora Rupert, che ha proseguito la ricerca, ha trovato il sistema per far assomigliare un robot, in tutto e per tutto, ad un essere umano. Entusiasta, Andrew finanzia la ricerca di Burns e si sottopone ad un intervento che lo rende, almeno all’esterno, definitivamente simile ad un umano.

Tornato a casa dei Martin, Andrew scopre che ora “Piccola Miss” è parecchio invecchiata ed è nonna di Portia, uguale a lei nell’aspetto; proprio per questo Andrew ne rimane colpito. Pur separati da marcate differenze, Andrew e Portia si avvicinano e, a poco a poco, diventano amici. Lei fa la restauratrice ed è fidanzata con un certo Charles. Pur essendo dotato di umorismo e carisma, Andrew è ancora privo di sentimenti ed il suo rapporto con Portia non va oltre un certo limite, anche se lei lo incoraggia ad infrangere qualche regola e a non seguire sempre la strada più logica. Non molto tempo dopo, la vecchia “Piccola Miss” muore a causa di un infarto, facendo capire ad Andrew che tutte le persone che ama, prima o poi, moriranno; sconvolto, ma non del tutto scoraggiato, Andrew inventa, insieme a Burns, un progetto volto alla costruzione di una controparte meccanica degli organi umani. Il grandioso progetto prende forma, ed Andrew si sottopone ad un nuovo intervento che gli dà finalmente la capacità di provare tutte le sensazioni umane, grazie ad una variante elettronica del sistema nervoso centrale.

Grazie ai nuovi organi e alla capacità di provare sentimenti, Andrew si innamora di Portia. Mostra di essere geloso durante la sua festa di fidanzamento ed infine, trovato il coraggio, si dichiara a Portia, riuscendo ad annullare il matrimonio di lei con Charles. 

Per potersi sposare con Portia, Andrew nel 2083 si presenta al “Congresso Mondiale” per essere riconosciuto a tutti gli effetti come essere umano, ma l’organo giuridico rifiuta di approvare la sua richiesta, perché immortale. Egli, allora, decide di sottoporsi ad un ultimo intervento, facendosi iniettare del sangue umano all’interno dei suoi circuiti, sottoponendoli così ad un inarrestabile degradamento progressivo, che culminerà effettivamente con la sua morte. L’operazione viene eseguita come sempre dall’ormai anziano Rupert Burns.

Nel 2181 Andrew è ormai invecchiato e si ripresenta davanti al Congresso Mondiale per ripetere la sua richiesta. Il congresso richiede tempo per deliberare, ma stavolta ha un tempo limitato per decidere…

Mi sono sempre piaciuti i film di fantascienza, ma questo mi ha colpito molto, perché mi ha fatto capire che noi umani siamo qualcosa di unico e che nessuno ci può sostituire assieme alle nostre emozioni e sensazioni; grazie alle riflessioni e osservazioni, anche di tipo scientifico, fatte in classe sono riuscito a comprenderne meglio il significato e a considerare cose che alla prima visione possono sfuggire. La mia curiosità in questo campo è aumentata notevolmente, come anche la mia voglia di approfondire. Quindi vi consiglio molto di vederlo e dire a me e ad ai ragazzi del giornalino d’istituto la vostra opinione.

“La Voce dell’Olubra” compie 10 anni!

Abbiamo intervistato uno dei primi giornalisti della nostra testata

di Alice Bollani

4/5/2021

Per festeggiare il decimo compleanno del nostro giornale online, abbiamo intervistato Lorenzo Piva, che era presente nel momento della sua inaugurazione e che si occupava, da vicedirettore, degli aspetti tecnici.

Nel 2016 il nostro giornalino riceve il premio “Giornalista per un giorno”

Buongiorno Lorenzo, prova a descriverti con tre aggettivi.

R: Non sono molto bravo a descrivermi, ma ci provo: introverso, testardo e abitudinario.

D: Dopo le medie a Castel San Giovanni, quali studi hai fatto?

R: Dopo le medie ho frequentato il Liceo “Colombini” di Piacenza (più precisamente l’indirizzo Scientifico opzione Scienze Applicate). Successivamente ho studiato Filosofia presso l’Università di Pavia.

la precedente veste grafica del giornalino

D: Hai continuato ad interessarti di giornalismo?

R: Nì: non ho più fatto parte di alcuna redazione, ma ho frequentato alcuni laboratori di giornalismo organizzati dalla Consulta Provinciale degli Studenti in collaborazione con Libera. In quarta superiore ho inoltre svolto uno stage di una settimana presso un quotidiano online del piacentino.

D: Sai già in che settore ti piacerebbe lavorare?

R: Mi piacerebbe dedicarmi all’insegnamento di Filosofia e Storia presso i Licei.

D: Che studi e che lavoro pensavi di fare quando eri piccolo?

R: Quando si è piccolǝ si tende a spaziare molto, non è vero? Credo di aver cambiato almeno tre o quattro volte. Mi è sempre rimasto impresso un periodo in cui volevo diventare vulcanologo.

D: Sappiamo che sei un collaboratore dell’Associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie”, ti abbiamo anche incontrato nelle nostre classi all’interno del progetto sulla Legalità. Quando e come ti sei avvicinato a questa associazione?

R: Ho iniziato a collaborare con Libera nel 2016 come militante dell’Unione degli Studenti di Piacenza, un sindacato studentesco all’epoca attivo sul territorio. I temi dell’antimafia e della giustizia sociale mi sono sempre interessati molto, quindi ho colto la palla al balzo.

I nostri giornalisti al Meeting provinciale “Giornaliamo”

D: Quali personaggi dell’attualità o della storia sono di ispirazione per la tua vita?

R: Mi perdonerete se, da studente di Filosofia, vi rispondo con un paio di nomi di pensatori che mi hanno influenzato: Antonio Gramsci e Mark Fisher. Spaziando un po’ di più, invece, ho sempre trovato interessanti le vite di Gerda Taro e Robert Capa, due fotoreporter di guerra che hanno documentato, ad esempio, la Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale.

D: Se potessi risolvere un grande problema, quale sceglieresti?

R: Abolirei le disuguaglianze, per fare in modo che tuttǝ possano essere liberǝ di determinare la propria vita come meglio credono. Non è forse questo il più alto grado di libertà a cui possiamo aspirare?

D: Se potessi proporre una legge che tutti devono rispettare, quale sceglieresti?

R: Questa è una bella domanda. Probabilmente proporrei una legge che porti alla scomparsa delle discriminazioni di ogni tipo. Visto che prima parlavamo di diseguaglianze, mi piacerebbe anche scrivere una norma che faccia in modo, per usare una citazione più o meno famosa, «di portare avanti tuttǝ coloro che sono natǝ indietro».

D: Hai un sogno nel cassetto?

R: Dipende: a livello globale o a livello personale? Nel primo caso sì, diversi; nel secondo invece non so dare una risposta precisa ora come ora.

D: Quali sono le tre cose essenziali per la vita, secondo te?

R: Me ne vengono in mente due: la solidarietà, non solo materiale ma anche ideale; e l’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altrǝ.

D: Un libro da consigliare ai nostri lettori.

R: “Le città invisibili” di Italo Calvino. Al di là della bellezza incredibile di questo libro, è un bel modo per iniziare a riflettere sulla nostra relazione con le città in cui viviamo.

D: Un consiglio che daresti ai giovani giornalisti che iniziano adesso il loro percorso.

R: Mi dispiace concludere con una banalità, ma non mi viene in mente niente di meglio: non abbiate paura di far sentire la vostra voce.

Grazie Lorenzo, accogliamo il tuo suggerimento. Facciamo ancora tanti auguri al nostro giornalino e… se volete sentire la nostra voce, leggete “La voce dell’Olubra”!

Le classi prime e seconde in “Azione contro la fame”

a cura della redazione

30/4/2021

Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a eliminare la fame nel mondo. Riconosciuta leader nella lotta contro la malnutrizione, Azione contro la Fame salva la vita dei bambini malnutriti e, al tempo stesso, fornisce accesso all’acqua potabile e soluzioni sostenibili per combattere la mancanza di cibo. 

Ogni anno muoiono circa 3 milioni di bambini per cause legate a fame e malnutrizione. Queste morti sono ancora più terribili se si pensa che la malnutrizione si può prevedere, prevenire e curare. Fino a poco tempo fa, i bambini affetti da malnutrizione acuta grave potevano essere curati solo negli ospedali con lunghe terapie. Oggi, con i cibi terapeutici (base di burro di arachidi e biscotti dall’alto valore nutritivo arricchiti con proteine e sostanze energetiche) le cure si possono seguire anche a casa. Così più bambini possono essere curati e con un minore costo. Ma non basta, i progetti dell’associazione favoriscono l’accesso all’acqua, forniscono semi, attrezzi, bestiame e servizi veterinari, insegnano le tecniche che aiutano ad aumentare la produzione agricola, così si riduce la probabilità che le persone diventino malnutrite. Infatti, il logo dell’associazione riporta una piantina e una goccia d’acqua.

Un’esperta di Azione contro la fame è intervenuta nelle nostre classi in un incontro online, ci ha raccontato cosa fa l’associazione e quello che succede nella Repubblica Democratica del Congo dove a causa dello sfruttamento del lavoro e della guerra la situazione è drammatica. Queste testimonianze ci hanno colpito e commosso; ci siamo resi conto che siamo davvero fortunati ad avere tutto quello che abbiamo. Ogni essere vivente deve essere consapevole di queste realtà e provare a fare qualcosa.

Un gesto per aiutare l’organizzazione e che coinvolge le scuole è la “CORSA CONTRO LA FAME”, un progetto che trasforma le parole in azione. Gli studenti si muovono in prima persona  andando a sensibilizzare parenti e amici con l’uso del passaporto solidale, un libretto con il quale potranno raccontare l’attività di Azione contro la fame e raccogliere sponsorizzazioni in denaro per la propria corsa: più giri del percorso faranno, più alte saranno le sponsorizzazioni che poi verranno donate all’associazione.

Le classi prime e seconde della scuola “Giuseppe Mazzini” correranno contro la fame il 14 maggio nel parco di Villa Braghieri.

Polifemo racconta la sua storia

Di Luca Dantoni

28/4/2021

Ero al pascolo e stavo guidando il mio gregge. Misi nel recinto i capretti e gli agnelli e tornai alla mia grotta con in mano una grande quantità di legna secca. Con me portavo nella caverna le capre da mungere. Come tutte le altre volte, entrato, misi davanti all’ingresso un enorme macigno come porta. A quel punto mi sedetti e iniziai a mungere le caprette. Finito ciò, accesi il fuoco e, mentre prendevo del formaggio per il pasto, vidi in un angolo delle piccole persone che mi osservavano. Rimasi stupito, paralizzato ma subito mi venne l’acquolina in bocca perché questi ospiti mi sembravano squisiti da mangiare. Altroché il formaggio: umani per cena! Subito dopo chiesi: “Stranieri, chi siete e da quale terra navigate? Siete forse mercanti o pirati che assalite le navi?” Non ascoltai neppure la risposta, non resistevo, quindi afferrai due di loro e li mangiai, gustandoli.

Disegno di Diego Barilati

Sentii le ossa scrocchiarmi in bocca e il sangue fresco passarmi tra le gengive; li sgranocchiai fino all’ultimo osso, ne succhiai il midollo e poi mi misi a dormire, stanco della giornata ma soddisfatto. Al mattino, come colazione, presi altri due uomini, li divorai per colazione e poi tornai fuori dal mio gregge; ma i piccoli e saporiti umani li chiusi all’interno della mia grotta per non farli scappare. Tornai verso sera e quelle piccole persone avevano in serbo per me un’altra sorpresa: del buon vino, delizioso ma molto forte. “O, straniero come ti chiami?” chiesi a quello che mi offrì il buon vino. “Mi chiamo Nessuno”. “Nessuno? Strano come nome”. Per ringraziarlo dell’offerta gli dissi che l’avrei mangiato per ultimo: io detesto le regole dell’accoglienza e il rispetto degli dei, io sono Polifemo, il grande ciclope! Quindi mi addormentai, di un sonno profondo favorito dal vino, quando improvvisamente sentii un dolore fortissimo alla fronte, un bruciore insostenibile. Non capivo cosa stesse succedendo. Misi una mano sull’unico occhio che avevo e sentii che un gran bastone infuocato vi era conficcato! Che disperazione! Mi alzai al buio urlando di pena, mi sentivo male e chiamai allora in aiuto gli altri ciclopi dell’isola. “Nessuno mi vuole uccidere!” gridavo come impazzito. “Se nessuno ti vuole uccidere perché sei così agitato e arrabbiato?” dissero e poi se ne andarono e io non capivo perché. Nel frattempo giunse la mattina e brancolando nel buio arrivai all’ingresso della grotta. Feci scorrere il masso che la chiudeva, mi sedetti e feci uscire le capre una alla volta, toccandole sulla schiena in modo da non farmi scappare gli ospiti. Ad una di queste, ingenuamente chiesi: “Se solo tu mi dicessi dove si trova lo straniero!” Allora sentii una voce provenire dalla scogliera, anzi no, dal mare… corsi in quella direzione e iniziai a tirare dei grandi massi, mentre pensavo: “Nessuno è riuscito a imbrogliarmi! Ma allora perché non mi ha ucciso invece di accecarmi…”. Sentii ancora parlare, sopra il rumore delle onde: “Gigante, se qualcuno ti chiede chi ti ha accecato, risponderai che è stato Ulisse, figlio di Laerte, Re di Itaca.” “Maledetto sia tu, bugiardo, falso e imbroglione, che mi hai accecato. Mio padre, Poseidone, Re del Mare, mi guarirà e renderà il tuo viaggio impossibile, pieno di dolore e di pericoli. Se riuscirai a tornare in patria, lo farai senza i tuoi uomini. Un indovino mi aveva predetto questo ingiusto futuro ma non avrei mai pensato di venire accecato da una creatura così piccola e fragile, io, il grande Polifemo!”

Recensione del libro: “Vai all’inferno, Dante”

Di Malak Es Sabahi

28/4/2021

Autore: Luigi Garlando

Vasco Guidobaldi, il protagonista del libro, fa parte di una nobile famiglia di Firenze, risalente a Guidobaldo Guidobaldi, eroe delle crociate. Ha 14 anni, vive nella Gagliarda, la sua favolosa villa ed è il nipote di un potente e ricco senatore. Ma la vita di Vasco non è serena: è stato bocciato, bullizza compagni e professori e sfoga la sua rabbia killando su “Fortnite”. Ha infatti un dolore profondo che conserva da cinque anni, da quando è mancata la madre. Vasco si trova quindi in una “selva oscura”, in una profonda crisi quando, durante una partita di “Fortnite” viene battuto da uno strano personaggio che si fa chiamare “Dante” e si esprime in terzine. Si scoprirà che è proprio la madre ad aver inviato Dante sulla terra per soccorrere il figlio. Riuscirà Dante ad adattarsi al XIX secolo, tra musica rap, partite della Fiorentina, Mc Donald, scale mobili e pellicce rosa? Ma soprattutto, riuscirà ad accompagnare Vasco nel suo percorso di formazione?

La storia di questo libro mi ha divertito tantissimo. Mi ha colpito che Dante si esprimesse sempre in rima, e il fatto che il messaggio di un libro come la “Divina Commedia” sia così tanto attuale!

Recensione del film: “Mia e il leone bianco”

di Beatrice Zaccarotti

22/4/2021

In occasione della giornata della terra (Earth Day), io e la mia classe abbiamo guardato il film “Mia e il leone bianco”, che tratta degli argomenti come l’ecologia, la biodiversità, il rapporto degli uomini con gli animali. Il  film risale al  2018 ed è stato diretto da Gilles de Maistre. Le riprese sono durate tre anni in modo da seguire la naturale crescita della ragazza protagonista e del leone.

Mia Owen, la protagonista, è una ragazzina undicenne con un carattere ribelle che è stata costretta a trasferirsi dall’Inghilterra al Sudafrica a causa del lavoro del padre John, uno zoologo. Il suo umore cambia quando nell’allevamento di famiglia, durante il primo Natale dopo il trasferimento, nasce Charlie, un raro esemplare di leone bianco. Dopo un rifiuto iniziale, tra Mia e Charlie nasce una fortissima amicizia che causa molte preoccupazioni ai genitori della ragazza, convinti che il felino, una volta adulto, non saprà controllare i propri istinti da predatore. Ma le cose si complicano ulteriormente quando Mia, insieme a suo fratello Mick, viene a conoscenza di un segreto sull’allevamento che non avrebbe dovuto scoprire. 

“Mia e il leone bianco” mi è piaciuto molto, soprattutto perché è un film diverso dagli altri e tratta argomenti che non vengono spesso citati nei soggetti cinematografici. Vedere questa profonda amicizia tra esseri diversi, mi ha generato veramente tanta tenerezza. Sono presenti dei paesaggi naturali mozzafiato e i leoni non sono gli unici animali che vediamo nel film; sembra proprio di entrare negli ambienti africani!  La trama è semplice ma accattivante e commovente. Mi ha stupito il coraggio di Mia: avrebbe fatto di tutto pur di difendere e salvare il leone. E’ un film adatto tutti, in particolare agli amanti degli animali come me!

La scuola adotta un monumento: uno spot per l’Italia di domani

di Sofia Maiocchi

26/4/2021

Nel mese scorso la classe 2A, ha partecipato al concorso “Monumenti e identità nazionale – la scuola adotta un monumento, uno spot per l’Italia di domani”. L’obiettivo era valorizzare un bene culturale del nostro territorio e individuare i suoi collegamenti con l’identità nazionale italiana. Noi abbiamo prodotto un video per presentare Villa Braghieri in modo originale e creativo. Prima abbiamo iniziato ad organizzarci facendo ricerche sulla Villa e dividendoci i lavori: le parti da leggere, da disegnare, da fotografare.

Abbiamo scelto la tecnica dello stop motion, animando la Villa: a partire dai sotterranei fino all’ultimo piano abbiamo inserito elementi naturali simbolici: ad esempio, il museo etnografico rappresenta le radici del nostro territorio, la Villa con le sue opere d’arte i fiori, la Biblioteca le ali. I giorni seguenti, con il materiale pronto, io e altri quattro tra i miei compagni abbiamo scattato le foto per realizzare il filmato in stop motion: abbiamo realizzato una struttura costruita con i lego per posizionare la fotocamera sopra i fogli e le sagome con i disegni.

Per fare le foto ci sono voluti un po’ di giorni e tanta ma tanta pazienza, bisognava fare decine di fotografie per simulare il movimento degli oggetti ritagliati, una per ogni minimo spostamento. Così abbiamo ottenuto delle radici che escono dal pavimento della Villa, rami dalle finestre, libri che volano. C’è voluta molta precisione, non dovevamo fare spostamenti bruschi o muovere la telecamera, altrimenti bisognava rifare tutto il lavoro.

Le due settimane seguenti, purtroppo, tutta l’Emilia Romagna è andata in zona rossa e quindi anche noi, ma la prof.,  che aveva già le registrazioni degli audio e le fotografie pronte, ha assemblato il tutto e ha realizzato un video fantastico. Speriamo che contribuisca a valorizzare la nostra bellissima Villa Braghieri!

Educatori di strada: le dinamiche del gruppo

di Kasfiya Oboni Howlader e Nicolò Donato Cardillo

18/4/2021

Giovedì 15 aprile, con la nostra classe, abbiamo partecipato ad un incontro che faceva parte di un progetto condotto da Marco Piccoli, un educatore di strada. L’argomento riguardava le dinamiche del gruppo. Ci siamo recati presso il salone dell’oratorio alla prima ora con la nostra prof. d’arte. Come prima cosa, l’educatore si è presentato e poi è entrato nel vivo dell’argomento: ci ha spiegato che a tutti capita di sbagliare, infatti commettere degli sbagli è umano ma l’importante è saper rimediare agli sbagli commessi.

E a volte, per farci perdonare, bisogna chiedere scusa. Poi ci ha spiegato che bisogna avere una persona di cui si può fidare, che ti aiuta a superare momenti difficili, una persona che ti aiuta ad andare avanti. Per farci comprendere meglio l’argomento abbiamo visto un video, in cui una bambina provava a saltare su di uno sgabello. Aveva fatto diversi tentativi ma continuava a fallire; nel momento in cui aveva bisogno di qualche consiglio per non mollare, arrivò in soccorso il padre e, solo grazie a lui, la bambina raggiunse il suo obiettivo. L’esperto ci ha anche spiegato che noi non abbiamo scelto la nostra classe e con chi stare in classe. In una classe siamo tutti diversi ma tutti abbiamo un obiettivo in comune: quello di passare l’anno e quindi di non essere bocciati. Poi ci ha fatto notare che tutti noi abbiamo delle intelligenze diverse: linguistiche, logiche/matematiche, artistiche, sportive, tutte importanti ed essenziali perché il gruppo lavori bene.  Come ultimo aspetto, ci ha fatto riflettere su quanto sia  importante sviluppare l’autostima, infatti le persone che hanno affrontato e superato momenti molto difficili hanno un’autostima molto forte. L’incontro si è concluso con la compilazione di un documento in cui dovevamo valutare l’attività. È stato un incontro utile, in cui abbiamo compreso molti aspetti della vita dei gruppi.  

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito